Prova del credito – Cass 23856-21

Prova del credito-Cass 23856-21

Prova del credito a carico della banca che agisce – Cass., ord. n. 23856 del 3 settembre 2021

Con l’ordinanza che si annota, la Suprema Corte ha ribadito il principio consolidato secondo cui qualora una banca intenda far valere un credito derivante da un rapporto di conto corrente deve provare l’andamento dello stesso per l’intera durata del suo svolgimento, dall’inizio del rapporto e senza interruzioni (Sez. 1, n. 23313 del 27.09.2018, Rv. 650905 – 01; Sez. 1, n. 22208 del 12.09.2018, Rv. 650403 – 01 Sez. 6 – 1, n. 15219 del 04.06.2019, Rv. 654303 – 01; Sez. 1, n. 9365 del 16.04.2018, Rv. 648117 – 01). Nella fattispecie, non erano stati depositati in giudizio né gli estratti conto dall’inizio del rapporto di conto corrente, né quelli relativi alla limitata fase successiva all’avvio del rapporto di finanziamento con anticipazioni per cui era stata proposta opposizione.

La mancata produzione relativa al rapporto di conto corrente non consentiva di ritenere raggiunta la prova neppure con riguardo alle sette erogazioni allegate dalla Banca per complessivi Euro 468.200,00 e in secondo luogo di verificare se e in quale misura il debito fosse stato restituito dalla società finanziata fallita oltre che la misura degli addebiti illegittimi praticati in conto, sicuramente sussistenti.
In mancanza di tale prova, dunque, non può essere accolta la domanda della banca diretta ad ottenere la condanna del cliente al pagamento del saldo negativo del rapporto di conto corrente.

È opportuno qui ricordare come, secondo la Cassazione, a diversa conclusione debba pervenirsi nelle ipotesi in cui sia il correntista ad agire chiedendo la rideterminazione delle poste attive e passive limitatamente un arco temporale ben determinato in relazione ad un conto corrente ancora aperto alla data di proposizione della domanda. In tali ipotesi, secondo il recente indirizzo della Suprema Corte, l’accertamento del dare e avere può attuarsi con l’utilizzo di prove che forniscano indicazioni certe e complete atte a dar ragione del saldo maturato all’inizio del periodo per cui sono stati prodotti gli estratti conto. A tal fine, ci si può inoltre avvalere di tutti quegli elementi – desunti anche da altri documenti o da ammissioni delle stesse parti – i quali consentano di affermare che il debito, nell’intervallo temporale non documentato, sia inesistente o inferiore al saldo passivo iniziale del primo degli estratti conto prodotti, o che permettano addirittura di affermare che in quell’arco di tempo sia maturato un credito per il cliente stesso.

Diversamente si devono elaborare i conteggi partendo dal primo saldo debitore documentato (Cass., 02/05/2019, n. 11543; Cass., 11/11/2019, n. 29050; Cass., 29/10/2020, n. 23852).
Per completezza, va richiamato l’indirizzo di legittimità secondo cui la proposizione di contrapposte domande nel medesimo giudizio, da parte della banca e del correntista, implica che ciascuna delle parti sia onerata della prova della propria pretesa. In assenza di elementi probatori che consentano di accertare il saldo del conto, nel periodo non documentato, o di acclarare l’esistenza di un credito (o di un debito) di un certo importo relativamente al medesimo periodo, si deve procedere all’azzeramento del saldo iniziale del primo degli estratti conto prodotti per il periodo successivo (ordinanza 29 ottobre 2020, n. 23852).

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